Terapia della Schizofrenia

Antipsicotici

La terapia della Schizofrenia nell’adulto è in massima parte farmacologica. Esistono anche terapie non farmacologiche che possono essere usate come supporto, in aggiunta alla terapia farmacologica. Come farmaci si usano principalmente antipsicotici di prima generazione e di seconda generazione. Per il trattamento dell’agitazione, sono talvolta utilizzate benzodiazepine. L’obiettivo è di trovare un buon equilibrio con il dosaggio più basso possibile. Anche per questo, è sempre importante una presa in carico specialistica per un monitoraggio periodico delle condizioni cliniche e di eventuali effetti collaterali dei farmaci, con una buona alleanza terapeutica.

Vediamo ora in modo più approfondito la terapia della Schizofrenia.

Quali terapie si usano nella terapia della Schizofrenia?

Terapie non farmacologiche

In aggiunta ai farmaci, possono essere utili psicoterapie come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), terapie familiari, Social Skills Training e terapie di gruppo. Percorsi educativi possono aiutare a riconoscere eventuali segni che indicano che sta per presentarsi un episodio, così da poter chiedere aiuto.

Terapie farmacologiche

Antipsicotici di prima generazione

Tra gli antipsicotici di prima generazione, il più noto è l’Aloperidolo. Alcuni antipsicotici di questa classe sono a bassa potenza, come la Promazina e la Clorpromazina, e vengono usati più come sedativi. Invece, antipsicotici ad alta potenza come l’Aloperidolo vengono usati principalmente per agire sui sintomi psicotici, agendo più direttamente sui recettori della dopamina.

Antipsicotici di seconda generazione

I componenti di questa categoria sono più utilizzati nella pratica clinica. Tra questi troviamo farmaci come Olanzapina, Risperidone, Quetiapina, Aripiprazolo, Paliperidone, Clozapina o Lurasidone. Anche questi farmaci agiscono direttamente sui recettori della dopamina, ma agiscono anche su altri recettori e perciò hanno un minor rischio di alcuni effetti collaterali (ad esempio di sintomi extrapiramidali), mentre è più alto il rischio di altri effetti avversi (come le alterazioni del metabolismo).

Possibili effetti collaterali degli antipsicotici

I farmaci antipsicotici possono causare diversi effetti collaterali, che però non si presentano in tutti i pazienti e non hanno tutti la stessa intensità. Possono dare effetti collaterali come sedazione, problemi cardiovascolari (ipotensione o ipertensione, aritmie), alterazioni endocrinologiche (come iperprolattinemia), alterazioni metaboliche (aumento di peso, tolleranza agli zuccheri, colesterolo e lipidi), e non solo. È sempre utile discutere delle proprietà dei farmaci, per scegliere il trattamento più appropriato, ricordando che nessun farmaco è mai senza effetti collaterali.

Un problema importante degli antipsicotici di prima generazione è che possono causare con una certa frequenza sintomi extrapiramidali. I sintomi extrapiramidali sono sintomi neurologici correlati al dosaggio del farmaco come distonia (spasmi muscolari incontrollati), pseudoparkinsonismi (movimenti simili al parkinson), acatisia (una forma di agitazione con sensazione di bisogno di muoversi) e discinesia tardiva (movimenti anormali involontari). Ci sono alcune terapie che possono trattarli, con risultati variabili. Al contrario degli antipsicotici di prima generazione, diversi antipsicotici di seconda generazione hanno un rischio decisamente più basso di svilupparli.

Un problema importante degli antipsicotici di seconda generazione è, invece, l’alterazione del metabolismo, che causa aumento di peso, minore tolleranza agli zuccheri (aumentando il rischio di diabete) e iperlipidemia. Tuttavia, alcuni farmaci di questa categoria hanno proprietà specifiche per cui presentano un rischio molto basso di causare problemi metabolici, un esempio è l’Aripiprazolo, uno degli antipsicotici più moderni.

Un ulteriore rischio del trattamento è di sviluppare la Sindrome Maligna da Neurolettici, una patologia che nasce da una reazione agli antipsicotici che va trattata in emergenza.

Come viene scelta la terapia per la Schizofrenia?

La terapia per la Schizofrenia va distinta in terapia acuta e in terapia di mantenimento.

Terapia acuta

La terapia acuta, tipicamente svolta in ospedale nel corso di un ricovero, ha l’obiettivo di portare il prima possibile i pazienti a interrompere l’episodio psicotico. I dosaggi sono quindi più elevati di antipsicotici, e spesso si usano anche benzodiazepine per l’agitazione.

Terapia di mantenimento

Nella terapia di mantenimento, invece, si cerca di usare il dosaggio efficace più basso possibile utilizzando, il più delle volte, un singolo farmaco assunto con regolarità. Questo farmaco viene scelto cercando il più possibile di condividere la scelta coi pazienti, monitorando eventuali effetti avversi con colloqui regolari e cercando quell’equilibrio che potrà aiutare, nel lungo termine, a sviluppare una solida alleanza terapeutica.

Tipicamente la prima linea è un antipsicotico di seconda generazione, ma in certi casi può essere appropriato un antipsicotico di prima generazione. In caso di problemi nella regolarità dell’assunzione, può essere considerato un farmaco iniettabile a lunga azione. Queste formulazioni sono disponibili sia per farmaci di prima che di seconda generazione, e hanno il vantaggio di essere assunte solo una volta ogni due settimane o ogni mese, mantenendo nel frattempo l’antipsicotico in circolo come se venisse assunto regolarmente.
Se il trattamento di prima linea non porta a risultati, possono essere utilizzati altri farmaci. Un esempio è la Clozapina, un antipsicotico molto efficace ma che per via dei suoi effetti collaterali viene usato solo successivamente. Infatti, ha forti effetti sul metabolismo con importante aumento di peso, iperlipidemia e intolleranza agli zuccheri, e in alcuni casi può portare a una forte diminuzione delle difese immunitarie (agranulocitosi). Infatti, necessita di frequenti esami del sangue soprattutto nei primi mesi di trattamento così da monitorare che questo effetto collaterale non si presenti. Per questa ragione, e per altri possibili problemi, la Clozapina viene utilizzata solo se sono già stati utilizzati almeno due altri antipsicotici, senza successo.

Conclusioni

In conclusione, diverse strategie terapeutiche sono disponibili, ognuna coi propri pro e contro. Per la sua complessità, linee guida e libri di testo affrontano con precisione il processo di scelta del farmaco, ma sono testi tipicamente rivolti a medici specialisti in Psichiatria. Perciò, in considerazione delle numerose opzioni disponibili, è assolutamente fondamentale costruire e mantenere una buona alleanza terapeutica col medico per discutere insieme opzioni terapeutiche ed eventuali modifiche nella terapia.

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