Terapia del Disturbo Bipolare

Disturbo Bipolare

La terapia del Disturbo Bipolare nell’adulto è principalmente farmacologica, e può essere diversa a seconda delle caratteristiche della malattia, della storia clinica e della fase di malattia in cui si trovano i pazienti. Questo perché diversi farmaci si sono dimostrati efficaci in fasi diverse della malattia, e ognuno di essi ha un profilo di effetti terapeutici e collaterali differente. Le terapie non farmacologiche possono essere in aggiunta al trattamento psicofarmacologico, e sono tipicamente psicoterapie. La terapia farmacologica consiste in genere in un trattamento con un farmaco stabilizzatore dell’umore, come Litio o Valproato, oppure con antiepilettici, oppure con antipsicotici di seconda generazione. L’obiettivo è di trovare l’equilibrio con la terapia più semplice e meglio tollerata possibile. Anche per questa ragione è sempre importante un monitoraggio medico specialistico periodico.

Vediamo ora in modo più approfondito la terapia del Disturbo Bipolare.

Quali terapie si usano nel Disturbo Bipolare?

Terapie non farmacologiche

In aggiunta alla terapia farmacologica, possono essere usate psicoterapie. Hanno buone evidenze la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), la psicoterapia interpersonale e la terapia familiare. Possono anche essere utili percorsi educativi. Queste strategie possono, infatti, aiutare nella gestione di momenti di maggiore difficoltà, come nell’imparare a riconoscere fattori di rischio da evitare, imparando a gestirli in maniera più funzionale.

Terapie farmacologiche

A seconda della storia clinica, delle caratteristiche della malattia e del quadro clinico dei pazienti, possono essere appropriati diversi farmaci usati in monoterapia oppure in combinazione. È sempre utile discutere col medico le eventuali opzioni. Vediamo quelle usate più di frequente.

Litio

Il Litio è un farmaco molto utilizzato nella terapia del Disturbo Bipolare. È un farmaco noto da molto tempo, ma nonostante ciò molto valido, che funziona da stabilizzatore dell’umore, diminuendo intensità e frequenza delle alterazioni dell’umore. Richiede, tuttavia, di essere preso con regolarità per poter funzionare. Inoltre, sono necessari esami ematochimici periodici per valutare i suoi livelli ed eventuali effetti di tossicità (soprattutto per i reni e per la tiroide). Per questo, soprattutto all’inizio, è necessario monitorare i suoi livelli di concentrazione nel sangue e continuare coi monitoraggi nel tempo per non raggiungere livelli troppo bassi (che non sono abbastanza protettivi) ma anche per non raggiungere livelli troppo alti (che sono molto tossici).

Valproato (Acido Valproico)

Il Valproato è un farmaco antiepilettico con proprietà di stabilizzazione dell’umore, viene infatti utilizzato anche nella profilassi per l’epilessia. Anche questo è un farmaco molto conosciuto, che ha l’obiettivo di diminuire intensità e frequenza delle alterazioni dell’umore, in particolare degli episodi maniacali. Può avere però diversi effetti collaterali, come tossicità epatica e alterazioni del metabolismo. Inoltre, ha un forte rischio teratogeno, che significa che può causare alterazioni nel nascituro se viene assunto da una donna in stato di gravidanza. Anche per questo, non è tipicamente consigliato come prima linea nelle pazienti in età fertile.

Carbamazepina

La Carbamazepina è un altro farmaco antiepilettico con proprietà di stabilizzazione dell’umore, in particolare per gli episodi maniacali, utilizzato anche nelle epilessie e nelle nevralgie. È meno efficace del Litio. Può presentare diversi effetti collaterali, come sintomi neurologici, un calo di globuli bianchi (leucopenia), e altri ancora. Anche questo farmaco, come il Litio e il Valproato, è teratogeno.

Lamotrigina

La Lamotrigina è un farmaco antiepilettico che è indicato nella prevenzione degli episodi depressivi nel disturbo bipolare. Non agisce in acuto, e quindi non tratta gli episodi depressivi, ma è indicato per prevenirli nella terapia di mantenimento. Tuttavia, il dosaggio deve essere aumentato molto lentamente perché può causare gravi sindromi cutanee. Anche questo farmaco è tipicamente controindicato in gravidanza per il possibile rischio teratogeno.

Antipsicotici di seconda generazione

Infine, gli antipsicotici di seconda generazione sono un gruppo di farmaci usati nella Schizofrenia e nelle psicosi con proprietà di stabilizzazione dell’umore, alcuni negli episodi maniacali, altri nella depressione bipolare, altri ancora come mantenimento e profilassi. Possono presentare diversi effetti collaterali, tra cui variazioni di peso e alterazioni ad esami del sangue come colesterolo, lipidi e glicemia. Farmaci come Olanzapina, Risperidone o Aripiprazolo sono tipicamente indicati per la terapia degli episodi maniacali. La Quetiapina, invece, è molto utilizzata in diverse fasi del trattamento del Disturbo Bipolare, inclusa la terapia degli episodi depressivi nel Disturbo Bipolare. Un ulteriore vantaggio di alcuni di questi farmaci è che possono essere somministrati in formulazioni particolari per iniezione ad azione prolungata, per esempio una volta al mese o ogni due-tre settimane. Questo assicura che il farmaco sia stato assunto e che continui i suoi effetti, soprattutto per persone con un maggior rischio di non assumere con regolarità i farmaci. Anche questi farmaci non sono indicati nello stato di gravidanza.

Come viene scelta la terapia per il Disturbo Bipolare?

Come detto, a seconda della storia di malattia, delle condizioni cliniche e della fase di malattia, possono essere utilizzate diverse terapie farmacologiche. Tipicamente l’obiettivo è di usare meno farmaci possibile per raggiungere un buono stato di controllo dei sintomi. Tuttavia, certe volte, può essere necessario utilizzare farmaci in combinazione. Questo dipende da elementi di gravità del disturbo, dell’episodio e da eventuali ricadute. Ad esempio la presenza di tratti psicotici in un episodio maniacale acuto può suggerire l’uso di un antipsicotico come stabilizzatore. Alternativamente, una buona rete di supporto e un’ottima consapevolezza di malattia possono suggerire l’uso di Litio. Sono perciò disponibili trattamenti sia per l’uso in monoterapia, sia per l’uso in combinazione.

Per la complessità delle diverse indicazioni a seconda del disturbo, della fase e delle condizioni cliniche, sarebbe molto lungo spiegare quale farmaco sarebbe più appropriato usare a seconda della situazione. Questo tipo di considerazioni trova spazio nei libri di testo e nelle linee guida, letture principalmente rivolte a medici psichiatri. In ogni caso, il medico sceglie le terapie sulla base delle caratteristiche del disturbo, della sua esperienza clinica e delle caratteristiche del paziente, concordandolo il più possibile. Per quanto questo sia raccomandato, soprattutto in caso di episodi acuti può essere complesso concordare completamente la terapia e fare una lunga discussione sui possibili effetti collaterali. Tuttavia, in alcuni casi è possibile discutere un eventuale cambiamento della terapia dopo la fase acuta, per la terapia di mantenimento del Disturbo Bipolare. Naturalmente questa opportunità va discussa in modo approfondito col medico sulla base di eventuali rischi, perché non è raro che sia mantenuta la terapia che ha funzionato nel trattamento dell’episodio acuto.

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