Disturbo Bipolare

Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare è un disturbo psichiatrico grave, invalidante e diffuso, ma trattabile. Si tratta in realtà di due disturbi: Disturbo Bipolare 1 e Disturbo Bipolare 2. In aggiunta a questi, esiste una forma più lieve che si chiama di Disturbo Ciclotimico.

Il Disturbo Bipolare è caratterizzato dalla presenza di periodi in cui l’umore è persistentemente espanso, associato ad altri sintomi come ad esempio un diminuito bisogno di dormire o un senso di grandiosità. A seconda della durata e della gravità dei sintomi, questi periodi prendono il nome di episodi maniacali (più gravi) o di episodi ipomaniacali (meno gravi). Nella maggior parte dei casi, questi periodi di umore elevato si alternano a periodi in cui l’umore è depresso (episodi depressivi). Proprio da questo alternarsi tra periodi di umore espanso (polo elevato) e periodi di umore depresso (polo opposto) nasce il termine Disturbo Bipolare. Il Disturbo Ciclotimico, invece, è caratterizzato dall’alternarsi di periodi di umore espanso e di umore depresso che non sono abbastanza intensi da costituire episodi maniacali/ipomaniacali o episodi depressivi.

Il Disturbo Bipolare è abbastanza diffuso, nel corso della vita fino al 2-4% delle persone può svilupparlo. Il Disturbo Ciclotimico è invece un po’ più diffuso, può interessare fino al 6% delle persone. Il Disturbo Bipolare è una patologia cronica con alto rischio di riacutizzazione e presenta rischio suicidario, per cui si indica sempre il trattamento medico. Inoltre, il trattamento può accorciare di molto la durata degli episodi e diminuire la frequenza delle ricadute.

Per il trattamento del Disturbo Bipolare sono disponibili terapie non farmacologiche, come psicoterapie e interventi di psicoeducazione, e terapie farmacologiche, con stabilizzatori dell’umore e antipsicotici. Il trattamento viene scelto sulla base delle caratteristiche del paziente e del disturbo, come ad esempio la prevalenza di episodi di un polo nella storia clinica. Anche il setting del trattamento può essere diverso a seconda delle condizioni cliniche, in certi casi necessitando di un ricovero. Il trattamento è tipicamente farmacologico sia nelle fasi di riacutizzazione sia nelle fasi di stabilità, con un percorso psicoterapeutico ed educativo per un migliore supporto.

Vediamo ora in modo più approfondito le caratteristiche del Disturbo Bipolare.

Sinonimi

Psicosi maniaco-depressiva: nome che veniva usato in precedenza per descrivere il Disturbo Bipolare

Caratteristiche del Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare è un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla presenza di periodi in cui l’umore è espanso. Alcuni pazienti possono riferire sensazioni di benessere soggettivo, allegria ed energia. Inoltre, possono presentarsi forte loquacità, pensieri così veloci che sfuggono e agitazione psicomotoria. Infine, altri sintomi associati sono l’aumento delle attività finalizzate (come per esempio lavorare, uscire o studiare più del solito) e il coinvolgimento in attività che possono essere dannose (come acquisti, investimenti e comportamenti inappropriati). In alcuni casi possono anche essere presenti sintomi psicotici, come allucinazioni o deliri.

Episodi dell’umore

Nel Disturbo Bipolare possono presentarsi episodi maniacali, episodi ipomaniacali, episodi depressivi ed episodi misti.

  • Episodi maniacali: sono gli episodi di espansione dell’umore più gravi, durano più tempo (almeno sette giorni), impediscono un buon funzionamento sociale o lavorativo o richiedono un ricovero ospedaliero e possono presentare sintomi psicotici. La presenza di almeno un episodio maniacale nella storia clinica caratterizza il Disturbo Bipolare 1.
  • Episodi ipomaniacali: episodi di espansione dell’umore meno gravi degli episodi maniacali. Non impediscono il funzionamento sociale o lavorativo, non richiedono un ricovero ospedaliero e non presentano mai sintomi psicotici come allucinazioni o deliri. Il Disturbo Bipolare 2 è caratterizzato dalla presenza nella storia clinica di almeno un episodio ipomaniacale e di un episodio depressivo, perciò un singolo episodio ipomaniacale da solo non basta.
  • Episodi depressivi: episodi dell’umore caratterizzati da umore deflesso, da mancanza di piacere nelle attività, con eccessivi sensi di colpa e difficoltà di concentrazione. Inoltre possono presentarsi rallentamento psicomotorio, alterazioni nel sonno, nell’appetito e nel peso e, in certi casi, anche pensieri di morte. Quando si alternano agli episodi di espansione dell’umore caratterizzano il Disturbo Bipolare. Se presenti da soli, invece, possono caratterizzare disturbi depressivi, come la depressione.
  • Episodi misti: episodi dell’umore più difficili da immaginare per chi non ne ha mai visto uno dal vivo. Si tratta di periodi in cui vi è un episodio dell’umore con le sue caratteristiche (per esempio un episodio maniacale) che però presenta anche alcune caratteristiche del polo opposto (per esempio rallentamento, anedonia e pensieri eccessivi di colpa, che sono invece tipici della Depressione).

Il Disturbo Bipolare non si manifesta nello stesso modo per tutti. Nella maggioranza dei casi si alternano episodi di espansione dell’umore con episodi depressivi, in altri casi possono essere più frequenti episodi di un polo con più rari episodi del polo opposto. Inoltre, alcuni pazienti possono presentare dei tratti particolari che non sono presenti in tutti i Disturbi Bipolari. Come nel caso della Depressione, questi tratti sono descritti con specificatori. Un esempio può essere lo specificatore “a cicli rapidi“, che descrive un disturbo in cui si presentano almeno quattro episodi dell’umore nel corso di un anno. Un altro esempio può essere lo specificatore “con caratteristiche psicotiche“, che descrive un episodio maniacale o depressivo in cui si manifestano allucinazioni o deliri.

Cause e fattori di rischio del Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare ha una componente di ereditarietà. Tuttavia, anche se la genetica ha un ruolo, il disturbo non si sviluppa con assoluta certezza nemmeno nei gemelli omozigoti. Questo significa che il Disturbo Bipolare è solo in parte ereditario, e altri fattori oltre alla genetica hanno un ruolo nello sviluppo del disturbo. Sono infatti stati identificati anche fattori di rischio ambientali, come eventi stressanti, lutti, divorzi, gravidanze, che tipicamente precedono lo sviluppo dei sintomi.

Neurobiologia del Disturbo Bipolare

Come possibili cause dei sintomi del Disturbo Bipolare sono state identificate alterazioni di neurotrasmettitori in alcune aree del cervello, in particolare di serotonina e di dopamina. Un’ipotesi è che fattori stressanti, soprattutto in giovane età, portino a cambiamenti nella struttura del cervello e negli equilibri dei neurotrasmettitori. Una delle ipotesi è che questo avvenga con la produzione di corticosteroidi, ormoni tipicamente associati allo stress.

Epidemiologia e prognosi

Il Disturbo Bipolare 1 può colpire, nel corso della vita, fino al 2% delle persone, mentre fino al 4% della popolazione può sviluppare il Disturbo Bipolare 2. È meno chiara la diffusione del Disturbo Ciclotimico a causa della sua minore gravità, secondo alcuni studi può interessare fino al 6% della popolazione.
Il Disturbo Bipolare emerge in genere prima dei 25 anni, tipicamente tra i 18 e i 22 anni, e colpisce con proporzioni simili sia il genere maschile che il genere femminile. Tuttavia, gli uomini tendono a presentare maggiormente episodi maniacali, mentre le donne tendono a presentare episodi depressivi, episodi misti e a cicli rapidi.

Il Disturbo Bipolare è una patologia cronica, che necessita di trattamento. Per esempio, un episodio maniacale non trattato può durare anche tre mesi, e la maggior parte dei pazienti che ne ha avuto uno ne avrà altri in futuro, se non viene trattato. Inoltre, in assenza di trattamento, col tempo si arriva ad una progressiva cronicizzazione dei sintomi perché la quantità di tempo che passa tra un episodio dell’umore e il successivo si accorcia. Al contrario, col trattamento è possibile trovare una discreta stabilità a lungo termine, pur essendo necessarie periodiche visite di controllo per monitorare il quadro clinico.

Disturbi con cui si può confondere il Disturbo Bipolare

  • Eccitazione, gioia, irritabilità, tristezza: emozioni normali, non gravi e che non costituiscono malattia.
  • Depressione unipolare: in cui gli episodi dell’umore sono solo del polo depressivo.
  • Disturbo Schizoaffettivo: disturbo in cui caratteristiche di polarità dell’umore (espanso o depresso) si presentano nel corso dell’episodio psicotico.
  • Disturbo da Deficit dell’Attenzione ed Iperattività: disturbo in cui iperattività, irritabilità, distraibilità e impulsività possono essere confusi con espansione dell’umore del Disturbo Bipolare.
  • Disturbo Bipolare indotto da farmaci e sostanze di abuso: alcuni farmaci e alcune sostanze di abuso possono indurre uno stato maniacale, ipomaniacale o depressivo.
  • Condizioni mediche non psichiatriche: alcune patologie mediche possono causare sintomi tipici di un episodio dell’umore.

Trattamento del Disturbo Bipolare

Il trattamento del Disturbo Bipolare è sostanzialmente farmacologico e, come ulteriore supporto, è possibile associare il trattamento non farmacologico. Il trattamento di mantenimento è tipicamente ambulatoriale. Non è raro, invece, nelle fasi più acute raccomandare un periodo di ricovero.

Trattamento non farmacologico

In aggiunta al trattamento farmacologico, può essere d’aiuto un trattamento non farmacologico come la psicoterapia. Le psicoterapie che hanno maggiori evidenze di risultati sono la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), la Terapia Interpersonale e la Terapia Familiare. Infine, un percorso educativo può aiutare a comprendere meglio la malattia, a identificare gli eventuali gli eventi stressanti che possono favorire gli episodi dell’umore, e a riconoscere i primi segni di cambiamento dell’umore, che possono suggerire l’avvicinarsi di un episodio e la necessità di un monitoraggio più stretto.

Trattamento farmacologico

Il medico basa la scelta del trattamento farmacologico su diversi elementi. Per esempio, il tipo di episodio attuale, la presenza nella storia clinica di precedenti episodi, le caratteristiche del disturbo (per esempio se sono presenti tratti psicotici, o cicli rapidi), età ed eventuali altre patologie del paziente. Inoltre, le opzioni per la terapia di mantenimento possono essere diverse dalle opzioni per trattare l’episodio acuto.

Le opzioni farmacologiche sono in genere: Litio, Valproato, farmaci della classe degli antipsicotici atipici (come Olanzapina, Quetiapina, Aripiprazolo) o farmaci della classe degli antiepilettici (come Lamotrigina, Carbamazepina).
Ognuno di questi farmaci ha indicazioni e particolarità diverse dagli altri che vanno prese in considerazione. Per esempio, il Valproato non è raccomandato nelle donne in età fertile, il Litio richiede esami ematochimici periodici, alcuni antipsicotici possono avere a medio e lungo termine significativi effetti sul peso. Tuttavia, approfondirne le caratteristiche nel corso di un episodio acuto può essere molto difficile.

Per la maggiore complessità del tema del trattamento del Disturbo Bipolare, è disponibile un articolo a parte per la terapia del Disturbo Bipolare.

Comprendere il Disturbo Bipolare

Per comprendere meglio il Disturbo Bipolare, è importante ragionare sugli stimoli che ci circondano. Perché ci comportiamo in un modo in un contesto, e in un altro modo in un altro? Perché in ogni contesto stimoli particolari, dal luogo, alle persone, agli eventi, scatenano pensieri ed emozioni che modificano indirettamente la nostra percezione di realtà. In un certo senso, ogni nostra scelta e ogni nostra azione dipendono dal costante feedback che riceviamo dal mondo e dagli altri. Tutte queste informazioni vengono elaborate dal nostro cervello, che sviluppa perciò una rappresentazione del mondo che ci circonda, e ci permette di poter ragionare sulle possibili conseguenze delle nostre azioni. E perciò, a seconda del contesto in cui ci troviamo, ci comportiamo in modo diverso. Per comprendere un po’ meglio il Disturbo Bipolare, teniamo a mente questo meccanismo.

Proviamo ad applicare questo meccanismo al Disturbo Bipolare. Proviamo a immaginare che la nostra percezione del contesto nel corso dei giorni cambi, senza una ragione specifica. Per esempio, stimoli normali vengono interpretati attraverso un filtro molto positivo (o molto negativo). Anche la percezione di noi stessi cambia, e la volontà di fare qualsiasi cosa, dal lavoro alle relazioni, segue questo cambiamento. E quindi azioni, comportamenti e scelte si basano su quella visione di mondo distorta. Ma se dall’esterno (soprattutto nei casi più gravi) il cambiamento è molto evidente, è difficile riconoscerlo dall’interno, perché tutti noi tendiamo a dare per scontato che ciò che vediamo, sentiamo e interpretiamo sia corretto e corrispondente alla realtà. Poi, una volta che l’episodio dell’umore risolto, guardandosi indietro e non è facile comprendere il perché di molte di quelle azioni.

Sicuramente la complessità del Disturbo Bipolare va ben oltre un esempio come questo. Tematiche come il timore di commettere errori, i problemi relazionali e sul lavoro, la necessità di monitoraggi, farmaci e talvolta di ricoveri, causano una sofferenza a cui nessun esempio della vita di tutti i giorni farebbe mai giustizia. Ma provare a immaginarlo ragionando sulle nostre esperienze, può aiutarci a comprendere un po’ meglio le difficoltà e la sofferenza di chi convive con questo disturbo, può insegnarci ad essere più tolleranti e, magari, anche a trovare il modo per dare un supporto concreto.

Infine, c’è una tendenza nel linguaggio colloquiale a definire “bipolare” un periodo con semplici variazioni dell’umore, anche quando non costituiscono per durata o gravità degli episodi dell’umore reali. Questa tendenza, che si può trovare talvolta anche in media molto diffusi, rischia di rendere ancora più difficile, per i pazienti, essere compresi pienamente nella loro difficoltà. Perciò, è davvero importante fare attenzione alle parole.

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